Protocollo operativo della mediazione penale presso il Giudice di Pace

Il protocollo si articola in pre-mediazione (fasi 1, 2, 3, 4, 5), mediazione (fasi 6, 7, 8, 9) e post-mediazione (fasi 10, 11).

  1. INVIO CASO IN MEDIAZIONE: Si concretizza nella proposta della mediazione da parte del Giudice di Pace in sede di udienza di comparizione (il dibattimento può anche essere aperto). E’ formalmente irrilevante l’opposizione delle parti in udienza.

Riferimenti normativi: art. 29 co. 4 ex D.lgs. 274/2000.

  1. ACQUISIZIONE DEL FASCICOLO: Trasmissione del fascicolo all’Organismo di Conciliazione per mezzo della Cancelleria; conferimento da parte del Responsabile dell’Organismo dell’incarico ad un Mediatore (Responsabile fascicolo) iscritto nell’elenco dei mediatori penali dell’Organismo, a seguito dell’invito rivolto dal Giudice di Pace alle Parti di esperire il tentativo di conciliazione, in base ad esigenze organizzative interne dell’Organismo di Mediazione (distribuzione perequata, carico di lavoro tra membri équipe etc).
  1. PRIMO CONTATTO: Invio di lettere ad Avvocati con allegata lettera per le Parti. La finalità è quella di informare gli interessati dell’incarico affidato all’Organismo di Conciliazione, dei costi, dei profili di senso e della ricaduta che la mediazione potrà avere sul procedimento penale.
  1. COLLOQUI PRELIMINARI INDIVIDUALI: E’ il momento cruciale nel percorso di mediazione, spesso determinante per il suo esito. Deve essere preparato con molta cura. L’attività del mediatore in questo primo incontro deve essere tesa a favorire la mediazione, ma non deve in alcun modo forzare il querelante a partecipare al programma, proprio per evitare il rischio di una seconda eventuale vittimizzazione. Anche l’adesione del querelato dovrebbe essere il più possibile spontanea (ma spesso viene vista come modalità per ottenere dei benefici). Il Mediatore pertanto incontra preliminarmente ed in via disgiunta il querelante ed il querelato. Nel corso di tali incontri il Mediatore spiega il proprio ruolo, ascolta la versione dei fatti fornita da ognuna delle Parti, esplora con entrambe la possibilità di un eventuale “accordo restitutivo”, finalizzato alla remissione della querela, e prende accordi per fissare un incontro “congiunto”.

DUE FASI:

  1. A) INFORMATIVA – Profili di senso e procedurali della mediazione a cui può partecipare l’Avvocato;
  2. B) RICOSTRUZIONE CONFLITTO – E’ preferibile fare colloqui preliminari prima con la parte querelante e successivamente con la parte querelata.

 

  1. STUDIO DI FATTIBILITA’:L’équipe deve valutare la fattibilità dell’intervento attraverso l’esame di alcuni requisiti delle parti (minimo di fiducia reciproca, shock, trauma subito, aspettative, pretese, possibilità seconda vittimizzazione, capacità di autocontrollo emozionale). Il Mediatore svolge la propria opera di facilitatore aiutando le parti ad addivenire ad una conciliazione da ratificare con la sottoscrizione di un verbale recante la remissione della querela e la conseguente accettazione della remissione.
  1. MEDIAZIONE DIRETTA: L’incontro deve avvenire senza la presenza di terzi (parenti/amici parti, legali). Saranno presenti le parti e fino a tre mediatori (il responsabile del fascicolo più due membri dell’équipe). La forte tensione emotiva, il rancore, l’atteggiamento ostile possono pregiudicare il raggiungimento di un accordo; entrambe le parti devono fare i conti con i rispettivi pregiudizi. La modulazione dell’intervento varierà nello specifico in base a caratteristiche conflitto e confliggenti (a seconda dei casi stile direttivo, empowering style, ibrido, ecc.).
  1. MEDIAZIONE INDIRETTA: Quando le parti rifiutano l’incontro faccia a faccia per diversi motivi, il mediatore può proporre una mediazione indiretta attraverso:
  • Scambio di corrispondenza e documenti
  • Colloqui telefonici
  • Colloqui con i legali (per facilitare la transazione)
  • Ulteriori incontri separati delle parti
  1. ACCORDO DI MEDIAZIONE: Tale accordo deve contenere le soluzioni individuate dalle parti, siano esse atti concreti (indennizzo, riparazione), azioni simboliche (le scuse, un dono) oppure norme di comportamento (seguire dei corsi, svolgere attività di volontariato). L’accordo deve essere compreso da entrambi le parti in quanto ciascuna si impegna in qualcosa; l’accordo deve definire i tempi e i modi delle attività di riparazione. E’ necessario inoltre chiarire l’uso giuridico che può essere fatto dell’accordo e nella redazione occorre tenere presente anche la possibilità che le parti lo possano sottoporre al parere di qualcuno (Avvocato, famiglia).

Due Tipologie accordo:

Accordo “Regolamentazione dettagliata” oppure Accordo “Costituzionale” (dichiarazione di principi), in base ad esigenze parti.

  1. CONCLUSIONE: La conclusione della mediazione può essere positiva o negativa. Si considera positiva quando le due persone cambiano prospettiva di relazione, riconoscono l’altro come persona, da questa composizione può scaturire una riparazione simbolica o materiale. Suggello formale dell’esito positivo è la remissione della querela. Riflessione équipe su andamento ed esito dell’incontro di mediazione (cosa ha funzionato, cosa no ecc.)
  2. INVIO ESITO AL GIUDICE DI PACE: L’Organismo rimette al Giudice di Pace le conclusioni risultanti dal verbale, consentendo a quest’ultimo di emettere i relativi provvedimenti, nell’eventualità di una conciliazione, ovvero di disporre il proseguo del giudizio, in caso di mancato accordo.

(Massima sintesi nelle formule previste: MANCATO AVVIO MEDIAZIONE; MEDIAZIONE POSITIVA; MEDIAZIONE NEGATIVA)

  1. FOLLOW-UP (monitoraggio esiti): Valutazione della conformità della condotta riparativa all’accordo di   riparazione siglato dalle parti dopo congruo periodo da effettuazione mediazione; Verifica del livello di soddisfazione delle parti.

                                                   Il Responsabile dell’Organismo