Category: Giurisprudenza

Sfratto per morosità, va fatta la mediazione con il locatore.

Mediazione obbligatoria: effetti in caso di mancata partecipazione di una delle due parti, inquilino o padrone di casa.

Che succede se, nella causa tra padrone di casa (locatore) e inquilino (conduttore), volta a contestare lo sfratto per morosità richiesto dal primo, non viene prima tentata la cosiddetta mediazione, ossia il tentativo di conciliazione tra le due parti? A chi spetta avviare il procedimento di mediazione, convocando davanti all’organismo la controparte? A chiarire questi dubbi è una recente sentenza del Tribunale di Napoli [1].

Secondo la sentenza in commento, quando il conduttore si oppone alla richiesta di convalida dello sfratto per morosità, il giudice pronuncia ordinanza di rilascio e ordina il mutamento del rito (da sommario a cognizione piena). Con l’istanza di mutamento di rito, sorge l’obbligo per le parti di tentare la mediazione. Se il tentativo di mediazione non è viene effettuato o se il conduttore non si presenta personalmente, si verificano le seguenti conseguenze: il giudizio di opposizione (quello cioè “a cognizione piena”) diventa improcedibile;
di conseguenza, l’ordinanza provvisoria di rilascio dell’immobile, emessa dal giudice nel rito sommario, rimane valida ed efficace. In pratica l’inquilino moroso sarà costretto ad andare via di casa.

Ne consegue che, ad avviare la mediazione deve essere l’inquilino, il quale ha proposto l’opposizione e, quindi, ha interesse alla prosecuzione del giudizio.

L’orientamento sposato dal Tribunale partenopeo è simmetrico a quello della Cassazione in materia di opposizione a decreto ingiuntivo [2]: secondo infatti la Corte Suprema, a dover avviare la mediazione, prima del giudizio di opposizione, è il ricorrente in opposizione, ossia il debitore.

Come avviene l’opposizione allo sfratto dell’inquilino moroso?
Dopo la notifica del ricorso per sfratto, tanto il locatore quanto il conduttore compaiono in udienza davanti al giudice. In quella sede, il conduttore può proporre opposizione alla convalida. In tal caso il procedimento può prendere una delle seguenti vie: su istanza del locatore se l’opposizione non è fondata su prova scritta e non vi sono gravi motivi, il giudice pronuncia ordinanza di rilascio non impugnabile e fissa la data di esecuzione del rilascio;
il giudice ordina il mutamento di rito e il processo prosegue. Dal mutamento del rito sorge l’obbligo di tentare la mediazione.

Per proporre opposizione, non è richiesta nessuna forma particolare, può essere esposta anche verbalmente all’udienza di convalida. Nella prassi, solitamente, l’opposizione è formulata nella comparsa di costituzione e risposta del convenuto.

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Primo incontro e improcedibilità della domanda: la mediazione deve essere effettiva

=> Trib. Rimini, 16 luglio 2014

Qualora le parti si siano limitate a rifiutare di iniziare la procedura dopo la mera illustrazione da parte del mediatore della “funzione e modalità di svolgimento della mediazione”, la mediazione non è stata intrapresa effettivamente e, quindi, dove procedersi a mediazione effettiva, a pena dell’improcedibilità della domanda ex art. 5,2° comma D.Lgs. n. 28/2010.

Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 54/2014
(www.osservatoriomediazionecivile.blogspot.com)

La partecipazione personale alla mediazione delle parti è imperativa: altrimenti la domanda è dichiarata improcedibile

Il Tribunale di Vasto ritiene obbligatoria la presenza delle parti al procedimento di mediazione, indipendentemente se sia stato instaurato su iniziativa delle stesse oppure su ordine del Giudice

E’ fatto noto che “liti condominiali” sono assoggettate all’esperimento del tentativo di mediazione, che costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziaria. Sullo sfondo del diritto immobiliare e/o reale (e non solo), vi sono poi controversie che, seppure non vincolate preliminarmente dallo svolgimento del Procedimento, vengono comunque rimesse avanti al mediatore su ordine del Giudice (art. 5, comma II, D.Lgvo 28/10).

Orbene: in entrambi i casi è necessario che le parti partecipino personalmente al “tavolo”. La condizione di procedibilità prefissata dalla legge o dal giudice non viene quindi ritenuta soddisfatta nel caso in cui, a fronte del mancato raggiungimento dell’accordo, le parti abbiano preso parte al procedimento solamente a mezzo del proprio procuratore. Da non perdere: Mediazione: chi si rifiuta paga il doppio delle spese.

L’ultima Sentenza in ordine di tempo che statuisce sul merito dell’assunto è quella del Tribunale di Vasto adottata in data 09 marzo 2015.

Seguiamo l’iter argomentativo addotto. Le disposizioni di cui all’art. 8 del D.Lgs. n. 28/2010 (come modificato dalla legge n. 98/2013), lette alla luce del contesto europeo nel quale si collocano (cfr. in particolare, direttiva comunitaria 2008/52/CE) impongono – così premette il decidente – di ritenere che l’ordine del giudice è da ritenersi osservato soltanto in caso di presenza della parte (o di un di lei delegato), accompagnata dal difensore e non anche in caso di comparsa del solo difensore, anche quale delegato della parte (a meno che, bene inteso, il procuratore non siastato investito di poteri sostanziali).

Nella mediazione è fondamentale – continua la Sentenza – la percezione delle emozioni nei conflitti e lo sviluppo di rapporti empatici ed è, pertanto, indispensabile un contatto diretto tra il mediatore e le persone parti del conflitto, senza il filtro dei difensori (che comunque assistono la parte).

Il principale significato della mediazione, d’altronde,è quello di rendere le parti autrici del loro destino “…per una nuova centratura della giustizia, rispetto ad una cultura che le considera ‘poco capaci’ e, magari a fini protettivi, le pone ai margini”.

In buona sostanza, secondo il Tribunale abruzzese, non è pensabile applicare analogicamente alla mediazione le norme che, ‘nel processo’, consentono alla parte di farsi rappresentare dal difensore o le norme sulla rappresentanza negli atti negoziali.

Gli oneri del mediatore. Il soggetto istituzionalmente preposto ad esercitare funzioni di verifica e di garanzia della puntuale osservanza delle condizioni di regolare espletamento della procedura conciliativa è, per l’appunto, il mediatore.

Spetterà a questi, allora, vetrificare il rispetto delle condizioni di procedibilità, richiedendo, se del caso, ai procuratori delle parti di aggiornare la seduta ad altra onde consentire ai rispettivi assistiti di potervi prendere parte personalmente.

Per contro, il Giudice ha il potere di dichiarare improcedibili le domande giudiziarie formulate dalle partiai sensi dell’art. 5, comma 2, D. Lgs. n. 28/10 nel caso in cui l’esito della mediazione sia infruttuoso a causa della rispettiva mancata partecipazione personale, già in sede di primo incontro.

Conclusione.Il Tribunale adito ha ritenuto non percorribile l’alternativa soluzione di assegnare alle parti un nuovo termine per la reiterazione della procedura di mediazione, essendo questa già stata definita.

La sentenza in commento argomenta che il Giudice è in grado, a norma dell’articolo 5, comma 1 bis, del D.lgvo 28/10, di concedere alle parti un nuovo per l’espletamento del tentativo di mediazione soltanto nel caso in cui rilevi che il procedimento sia iniziato ma non ancora concluso.

Ora, siccome nel caso in specie, la mediazione tempestivamente introdotta è stata definita con un provvedimento finale, ancorché adottato in violazione delle prescrizioni che regolano il suo corretto espletamento, sono stati ritenuti sussistenti i presupposti sostanziali per dichiarare l’improcedibilità dell’azione giudiziaria con la compensazione delle spese di lite.

Fonte http://www.condominioweb.com/obbligatoria-la-presenza-delle-parti-al-procedimento-di-mediazione.11721#ixzz4I6bmzSWC
www.condominioweb.com

Condannato il condominio che non si presenta in mediazione, anche se non è obbligatoria

Il Condominio che non si presenta in mediazione, seppur invitato dalla parte attrice, anche se la materia della mediazione non compare tra quelle obbligatorie, può essere condannato al pagamento di danni alla stessa parte attrice con la motivazione di aver ostacolato una risoluzione più semplice, veloce ed economica della controversia in oggetto. È quanto ha recentemente deliberato il Tribunale di Milano con una sentenza emessa il 21 luglio (Giudice dott.ssa Ilaria Gentile).

Nel caso specifico il Condominio non si era presentato al primo incontro informativo programmatico, ma attraverso un avvocato di fiducia aveva fatto sapere di aver ricevuto una notifica errata. Il legale aveva inoltre comunicato che il condominio stava provvedendo a saldare una parte del debito richiesto dalla parte attrice (una ditta di installazione di apparecchiature per il riscaldamento). Successivamente si era comunque arrivati ad un nuovo incontro (dopo una nuova convocazione), ma la collaborazione da parte del Condominio, attraverso il suo amministratore, a detta del Giudice in questa sentenza, è stata minima se non nulla.

A questo punto la società che aveva avviato la mediazione ha richiesto al giudice il risarcimento delle spese legali effettuate (onorari degli avvocati e compensi dell’Icaf). La richiesta si basa sull’ex art.1224 co.2 c.c. per il cosiddetto “maggior danno”. Il Giudice, infine, ha accolto la richiesta, sottolineando come in questo caso la procedura di mediazione risultasse assolutamente adeguata, anche se facoltativa e non obbligatoria. Il risultato è stato la condanna del Condominio al pagamento del maggior danno, per non aver contribuito a risolvere la controversia nella maniera più comoda, veloce ed economica per entrambe le parti. Per cui le spese per i lavori di installazione degli impianti di riscaldamento, che già dovevano essere pagate alla parte attrice, si sommano al pagamento del risarcimento dei danni, anche economici.

Fonte: www.concilialex.it

La riconvenzionale c.d. inedita soggiace alla mediazione obbligatoria?

> Tribunale di Verona, 12 maggio 2016

La riconvenzionale c.d. inedita (domanda riconvenzionale su questione con riferimento alla quale nella fase di mediazione precedentemente svolta le parti non discussero), è anch’essa soggetta alla disciplina della c.d. mediazione obbligatoria di cui all’art. 5 comma 1-bis d. lgs. 28/2010 (I) (II) (III).
(Osservatorio Mediazione Civile n. 44/2016)

Diffamazione, richiesta danni inferiore a € 50.000: mediazione obbligatoria

Tribunale di Verona, 12 maggio 2016

La domanda di risarcimento danni per diffamazione inferiore a euro 50.000 è soggetta alla sola mediazione c.d. obbligatoria (art. 5, comma 1-bis d.lgs. 28/2010) e non alla negoziazione assistita c.d. obbligatoria (art. 3, d.l. 132/2014, conv. con mod. in l. 162/2014. L’art. 3, comma 1, primo periodo, d.l. 132/2014, infatti, esclude dalla negoziazione assistita le controversie che rientrano nel novero di quelle contemplate dall’art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010. (I) (II).
(Osservatorio Mediazione Civile n. 51/2016)

La presenza dei soli avvocati in mediazione non assolve la condizione di procedibilità

E giurisprudenza unanime e costante che in mediazione le parti, accompagnate dai propri avvocati, debbano presenziare personalmente perché il tentativo di mediazione possa dirsi effettivamente avviato.
Il principio è stato ribadito, ancora una volta, dal Tribunale di Vasco giudice Dott. Fabrizio Pasquale con sentenza del 9 marzo 2015 nel caso di un procedimento di mediazione che vedeva una delle parti rappresentata e non assistita dal suo legale il quale dichiarava di non voler procedere.
La sentenza in commento argomenta che:
“ L’istituto della medazione mira a riattivare la comunicazione tra i litiganti al fine di renderli in grado di verificare la possibilità di una soluzione concordata del conflitto….Il mediatore deve comprendere quali siano i bisogni, gli interessi, i sentimenti dei soggetti coinvolti e questi sono profili che le parti possono e debbono mostrare con immediatezza, senza il filtro dei difensori (che comunque assistono la parte). ..Non è pensabile applicare analogicamente alla mediazione le norme, che ‘nel processo’, consentono alla parte di farsi rappresentare dal difensore o le norme sulla rappresentanza negli atti negoziali .
Ne consegue che, la semplice presenza dei difensori (definiti mediatori di diritto dalla stessa legge) non avrebbe alcun senso tenuto conto che, senza dubbio, sono già a conoscenza della natura della mediazione e delle sue finalità (come, peraltro, si desume dal fatto che essi, prima della causa, devono fornire al cliente l’informazione prescritta dall’art. 4, comma 3 del D. Lgs n. 28/2010).
Per il magistrato giudicante, ai fini del rispetto della condizione di procedibilità, indifferentemente che si tratti di mediazione obbligatoria da svolgersi prima del giudizio ex art. 5, comma 1 bis, D .Lgs. n.28/2010 o di mediazione demandata dal giudice, ex art. 5 comma 2, è necessario che le parti compaiano all’incontro con il mediatore personalmente (assistite dai propri difensori).
Con la sentenza in commento il Giudice dott. Fabrizio Pasquale stabilisce dei nuovi principi relativamente ai poteri del mediatore sul quale graverà :
“ in qualità di soggetto istituzionalmente preposto ad esercitare funzioni di verifica e di garanzia della puntuale osservanza delle condizioni di regolare espletamento della procedura, l’onere di adottare ogni opportuno provvedimento finalizzato ad assicurare la presenza personale delle parti, ad ad esempio disponendo – se necessario – un rinvio del primo incontro, sollecitando anche informalmente il difensore della parte assente a stimolarne la comparizione, ovvero dando atto a verbale che, nonostante le iniziative adottate, la parte a ciò invitata non ha inteso partecipare personalmente agli incontri, né si è determinata a nominare un suo delegato (diverso dal difensore), per il caso di assoluto impedimento a comparire.”
Apprezzabile la distinzione sulle conseguenze processuali a seconda di quale delle due parti in lite manchi di comparire davanti al mediatore :
” La parte che avrà interesse contrario alla declaratoria di improcedibilità della domanda avrà l’onere di partecipare personalmente a tutti gli incontri di mediazione, chiedendo al mediatore di attivarsi al fine di procurare l’incontro personale tra i litiganti; potrà, altresì, pretendere che nel verbale d’incontro il mediatore dia atto della concreta impossibilità di procedere all’espletamento del tentativo di mediazione, a causa del rifiuto della controparte di presenziare personalmente agli incontri. Solo una volta acclarato che la procedura non si è potuta svolgere per indisponibilità della parte che ha ricevuto l’invito a presentarsi in mediazione, la condizione di procedibilità può considerarsi avverata, essendo in questo caso impensabile che il convenuto possa, con la propria colpevole o volontaria inerzia, addirittura beneficiare delle conseguenze favorevoli di una declaratoria di improcedibilità della domanda, che paralizzerebbe la disamina nel merito delle pretese avanzate contro di sè.
Negli altri casi e, segnatamente, quando è la stessa parte che ha agito (o che intende agire) in giudizio a non presentarsi personalmente in una procedura di mediazione da lei stessa attivata (anche su ordine del giudice), la domanda si espone al rischio di essere dichiarata improcedibile, per incompiuta osservanza delle disposizioni normative che impongono il previo corretto esperimento del procedimento di mediazione.”
Pubblicato in Mediazione Civile e Commerciale il 19/03/2015

Autore
332 Dott.ssa Caterina Catalfamo Mediazione Civile, Familiare e Penale

La consulenza tecnica preventiva non evita la mediazione obbligatoria

Una volta fallito l’accertamento tecnico preventivo torna necessaria la conciliazione della lite con la procedura di mediazione nelle materie in cui essa è obbligatoria.

L’eventuale insuccesso della consulenza tecnica preventiva non toglie l’obbligo di tentare anche la mediazione nelle cause in cui quest’ultima è obbligatoria. Lo ha detto il Tribunale di Roma in una recente ordinanza [1]. Cerchiamo di capire di cosa si tratta.
Le parti, prima di intraprendere la causa ordinaria, possono decidere di tentare la strada di una possibile conciliazione attraverso la nomina di un perito del tribunale che valuti la vicenda e verifichi chi ha ragione o meno. È quella che viene chiamata “consulenza tecnica preventiva”.

La consulenza tecnica preventiva

In particolare, la legge [2] prevede la possibilità per le parti di chiedere l’espletamento di una consulenza tecnica prima dell’istaurazione di un processo di merito, affinché il consulente provveda all’accertamento e alla determinazione dei crediti derivanti da illeciti contrattuali ed extracontrattuali.
La peculiarità è rappresentata dal fatto che il consulente, prima di depositare la propria relazione e proprio sulla scorta degli esiti di tale relazione, tenta la conciliazione. Se le parti conciliano, si forma processo verbale che è esente dall’imposta di registro, a cui il giudice attribuisce efficacia di titolo esecutivo anche ai fini dell’iscrizione dell’ipoteca giudiziale. Se, al contrario, le parti non conciliano, ciascuna può chiedere che la relazione del consulente sia acquisita agli atti del successivo giudizio di merito ove sarà liberamente valutabile dal giudice.

L’istituto è stato pensato dal Legislatore per svolgere, in primo luogo e in via principale, una funzione deflattiva e conciliativa (viene così consentita l’anticipazione di una perizia sulla controversia prima dell’inizio del processo in modo tale da mettere le parti nella condizione di svolgere un giudizio anticipato in ordine all’esito della causa, dissuadendole così dall’istaurare un processo ordinario per dirimere la controversia) e, in secondo luogo, una funzione d’istruzione preventiva, dato che l’esito della relazione peritale (in caso di mancata conciliazione) può essere utilizzabile nel successivo giudizio di merito traducendosi in una anticipazione anche solo parziale, ma rilevante delle prove.

La mediazione obbligatoria

Nelle materie per le quali la legge ha previsto la mediazione obbligatoria, le parti hanno l’obbligo di adire, prima di depositare gli atti in tribunale, un organismo di mediazione che tenti la conciliazione tra esse.
Ebbene, secondo l’ordinanza del Tribunale di Roma, l’aver prima tentato infruttuosamente la consulenza tecnica preventiva non toglie comunque l’obbligo, laddove obbligatorio, di andare anche davanti all’organismo di mediazione per espletare, in aggiunta, il tentativo di mediazione.

Per esempio, la mediazione deve essere tentata prima di iniziare una causa in materia di responsabilità medica e sanitaria.
La legge esclude l’obbligatorietà della mediazione prima della consulenza tecnica preventiva (ciò per la sua natura di strumento sia d’istruzione preventiva, sia di composizione della lite, che, almeno in parte, ha le medesime finalità della mediazione). Ma qualora questa fallisca, la successiva causa in tribunale non potrà essere intrapresa senza il previo esperimento della conciliazione presso i mediatori.

Con la conseguenza che, se la causa è stata avviata senza avere tentato la mediazione, il giudice ne dichiarerà l’improcedibilità invitando la parte attrice ad avviare la mediazione.

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