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DOMANDA DI ISCRIZIONE AL MASTER IN COMUNICAZIONE E GESTIONE DEI CONFLITTI

Domanda di iscrizione al MASTER IN COMUNICAZIONE E GESTIONE DEI CONFLITTI

Usucapione: la mediazione obbligatoria

La procedura per usucapire un bene immobile (casa, appartamento), mobile, mobile registrato o un’universalità di beni mobili prevede che il possessore agisca in sede civile per ottenere una sentenza che dichiari l’avvenuta acquisizione del diritto che ritiene di aver usucapito. A tal fine il possessore deve fornire prova di due elementi fondamentali: l’esercizio del possesso in modo palese, pacifico e continuo (senza interruzioni) e il decorso del tempo previsto dalla legge.
La prova rigorosa del decorso del tempo
Il trascorrere del tempo è un requisito fondamentale per il perfezionamento dell’usucapione, tanto che la giurisprudenza si è espressa diverse volte sul punto. Merita di essere menzionata in proposito la sentenza n. 823/2011 del Tribunale di Cassino. Il Giudice ha infatti ribadito l’importanza della prova rigorosa dell’usucapione, a fronte delle crescenti condotte illecite collegate al fenomeno delle occupazioni abusive. Nel pronunciarsi sulla pretesa usucapione di alcuni terreni da parte di tre fratelli , contestata dalla Società proprietaria, il giudice ha rilevato come non sia sufficiente, ai fini dell’usucapione, dichiarare di esercitare il possesso sugli stessi da un “tempo immemorabile”. Trattasi di prova insufficiente che, in assenza di prove ulteriori capaci di definire con precisione la data di decorrenza del possesso, non può che condurre al rigetto della domanda.
Prima della causa civile è obbligatoria la mediazione?
Giurisprudenza costante ritiene che la procedura di usucapione, tesa a ottenere una sentenza dichiarativa dell’acquisito a titolo originario in virtù dell’istituto dell’usucapione rientri tra le previsioni del Dlgs. 28/2010, che disciplina la mediazione obbligatoria.
Ai sensi dell’art. 5 del decreto legislativo 28/2010 infatti la domanda avanzata per dichiarare l’avvenuta usucapione è da considerarsi come relativa a «controversie in materia di diritti reali» e come tale soggetta al tentativo obbligatorio di mediazione.
La procedura di usucapione davanti all’organismo di mediazione ha inizio con un’istanza che deve essere presentata dal soggetto che agisce per il riconoscimento dell’acquisizione del diritto per intervenuta usucapione. L’istanza deve contenere i nominativi o la ragione sociale dei soggetti da convocare e del bene da usucapire. L’organismo procede alla convocazione delle parti e fissa la data dell’incontro. In questa sede, se tutti coloro che risultano proprietari del bene riconoscono l’acquisizione del diritto da parte del possessore, si procede alla redazione del verbale per stigmatizzare l’accordo. In seguito si ci dovrà recare dal notaio per redigere l’atto pubblico e procedere alla trascrizione nei registri mobiliari o immobiliari per rendere il diritto acquisito opponibile erga omnes.

Fonte: Usucapione: la mediazione obbligatoria
(www.StudioCataldi.it)

Sfratto per morosità, va fatta la mediazione con il locatore.

Mediazione obbligatoria: effetti in caso di mancata partecipazione di una delle due parti, inquilino o padrone di casa.

Che succede se, nella causa tra padrone di casa (locatore) e inquilino (conduttore), volta a contestare lo sfratto per morosità richiesto dal primo, non viene prima tentata la cosiddetta mediazione, ossia il tentativo di conciliazione tra le due parti? A chi spetta avviare il procedimento di mediazione, convocando davanti all’organismo la controparte? A chiarire questi dubbi è una recente sentenza del Tribunale di Napoli [1].

Secondo la sentenza in commento, quando il conduttore si oppone alla richiesta di convalida dello sfratto per morosità, il giudice pronuncia ordinanza di rilascio e ordina il mutamento del rito (da sommario a cognizione piena). Con l’istanza di mutamento di rito, sorge l’obbligo per le parti di tentare la mediazione. Se il tentativo di mediazione non è viene effettuato o se il conduttore non si presenta personalmente, si verificano le seguenti conseguenze: il giudizio di opposizione (quello cioè “a cognizione piena”) diventa improcedibile;
di conseguenza, l’ordinanza provvisoria di rilascio dell’immobile, emessa dal giudice nel rito sommario, rimane valida ed efficace. In pratica l’inquilino moroso sarà costretto ad andare via di casa.

Ne consegue che, ad avviare la mediazione deve essere l’inquilino, il quale ha proposto l’opposizione e, quindi, ha interesse alla prosecuzione del giudizio.

L’orientamento sposato dal Tribunale partenopeo è simmetrico a quello della Cassazione in materia di opposizione a decreto ingiuntivo [2]: secondo infatti la Corte Suprema, a dover avviare la mediazione, prima del giudizio di opposizione, è il ricorrente in opposizione, ossia il debitore.

Come avviene l’opposizione allo sfratto dell’inquilino moroso?
Dopo la notifica del ricorso per sfratto, tanto il locatore quanto il conduttore compaiono in udienza davanti al giudice. In quella sede, il conduttore può proporre opposizione alla convalida. In tal caso il procedimento può prendere una delle seguenti vie: su istanza del locatore se l’opposizione non è fondata su prova scritta e non vi sono gravi motivi, il giudice pronuncia ordinanza di rilascio non impugnabile e fissa la data di esecuzione del rilascio;
il giudice ordina il mutamento di rito e il processo prosegue. Dal mutamento del rito sorge l’obbligo di tentare la mediazione.

Per proporre opposizione, non è richiesta nessuna forma particolare, può essere esposta anche verbalmente all’udienza di convalida. Nella prassi, solitamente, l’opposizione è formulata nella comparsa di costituzione e risposta del convenuto.

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Mediazione: così è applicata la direttiva 2008/52

Un dato è certo. La direttiva 2008/52 su taluni aspetti della mediazione in materia civile e commerciale ha spinto gli Stati membri che non avevano puntato su questo strumento a inserirla o ad ampliarne l’utilizzo non solo nell’ambito delle controversie transfrontaliere ma anche in quelle interne. Lo scrive la Commissione europea nella relazione sull’applicazione della direttiva 2008/52 presentata al Parlamento e al Consiglio il 26 agosto (COM(2016)542, 2008:52). Anche grazie alla consultazione pubblica avviata nel 2015, Bruxelles è in grado di fare un bilancio sull’applicazione effettiva e sui possibili sviluppi futuri. Dalla relazione risulta che 15 Stati avevano già un sistema di mediazione, 9 solo disposizioni sporadiche mentre 4 hanno introdotto la nuova legislazione grazie alla direttiva. Effetto comune: quasi tutti i Paesi membri hanno proceduto ad estendere l’ambito di applicazione della direttiva non solo alle controversie transfrontaliere ma anche a quelle interne. E’ il settore familiare quello più interessato dalla mediazione, mentre resta poco sviluppato l’utilizzo per le procedure di insolvenza che, invece, potrebbero giovarsi di questo strumento soprattutto nell’adozione dei piani di ristrutturazione. Per quanto riguarda i codici di condotta, 19 Stati li prevedono mentre negli altri Paesi sono i fornitori di servizi di mediazione a stabilire codici etici interni.

Resta una spaccatura sulla visione di fondo circa la mediazione con particolare riguardo all’obbligatorietà: tutti gli Stati membri contemplano la possibilità per gli organi giurisdizionali di invitare le parti a ricorrere alla mediazione, alcuni hanno sviluppato la prassi di sessioni informative obbligatorie, mentre solo 5 Stati ne stabiliscono l’obbligatorietà in specifici casi. Così, in Italia la mediazione è obbligatoria per svariati tipi di controversie e in Ungheria e in Croazia per il settore familiare. Tre Stati membri – scrive la Commissione – offrono incentivi finanziari sotto forma di riduzioni o rimborso integrale delle spese e dei costi legati al procedimento giudiziario se la mediazione permette di raggiungere un accordo durante la sospensione del procedimento. Ad esempio, in Slovacchia, a seconda della fase processuale in cui viene raggiunto l’accordo, è rimborsato il 30%, 50% o 90% dei diritti di cancelleria. Sul fronte dell’esecutività degli accordi di mediazione, Bruxelles segnala che alcuni Paesi come Belgio, Repubblica Ceca, Ungheria e Italia prevedono l’esecuzione anche senza il consenso di tutte le parti.

La Commissione, considerando il generale buon funzionamento, ritiene di non dover procedere a modificare la direttiva, ma di intervenire per spingere gli Stati a prevedere incentivi per diffondere l’utilizzo della mediazione.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 7 settembre 2016

Mediazione obbligatoria senza l’assistenza dell’avvocato: come comportarsi

Convocato da un organismo di mediazione per una causa che mi si vuole intentare, mi sono presentato senza avvocato, ma il mediatore mi ha detto che ero tenuto a presentarmi con un legale, per cui ha verbalizzato che io non aderivo al tentativo di conciliazione, pur essendo presente. È corretto? Il cosiddetto “Decreto del Fare” [1] prevede che le domande di mediazione delle controversie civili e commerciali vadano presentate presso un organismo di mediazione avente sede nel luogo del giudice che sarebbe territorialmente competente alla definizione delle stesse controversie. Lo stesso decreto, poi, distingue tra controversie in cui la mediazione è facoltativa, da quelle invece per le quali la mediazione è obbligatoria. In quest’ultimo caso l’obbligatorietà va intesa nel senso che, senza la presenza dell’avvocato di parte attrice, non si potrà procedere in giudizio. Il problema si potrebbe porre nell’ipotesi in cui ad essere sprovvista di legale sia la parte convenuta, come nel caso del quesito qui posto…

FONTE:

Mediazione obbligatoria senza l’assistenza dell’avvocato: come comportarsi

Settembre 2015 – Tribunale di Pavia – L’avvocato, in mediazione, ha una funzione d assistenza e non di rappresentanza della parte

Il giudice Giorgio Marzocchi, del Tribunale di Pavia, ribadisce, come già fatto da altri suoi colleghi, che l’avvocato, in mediazione, ha una funzione di assistenza e non anche di rappresentanza della parte.
Fonte www.asac-agenzie.eu

Segretaria virtuale Mediazione: liti chiuse in 8 mesi con la clausola multistep. Le proposte della Commissione ministeriale per la riforma delle Adr.

di Marina Crisafi – Definire una controversia in massimo 8 mesi? Presto sarà possibile con la clausola multistep, attraverso la quale le parti si obbligano ad effettuare un tentativo di mediazione civile e in caso di mancata conciliazione, a sottoporre la controversia alla decisione di un arbitro. La novità, come riportato da Francesco Barresi su Italiaoggi (v. Controversie in tempi rapidi), rientra tra le proposte che la commissione ministeriale per la riforma delle Adr, istituita dal ministro Orlando, presenterà al momento della chiusura dei lavori prevista per la fine di settembre.

Secondo Giovanni Giangreco Marotta – membro della commissione ministeriale, presidente dell’organismo di mediazione civile e commerciale e camera arbitrale “Primavera Forense” e presidente di Assiom (Associazione italiana degli organismi di mediazione), attraverso la clausola multistep, in uno o più contratti aziendali o professionali, le parti si impegnano a risolvere la controversia nascente all’interno dei confini delle adr, tramite mediazione o, se negativa, tramite arbitrato.
Tempi e iter sono notevolmente ridotti: dall’istanza di mediazione, entro 30 giorni deve svolgersi il primo incontro e la procedura, se si raggiunge l’accordo, ha una durata media di 2 mesi. L’eventuale accordo raggiunto ha inoltre valore di titolo esecutivo. Se invece, l’accordo non si trova, o la parte chiamata non si presenta, la parte istante deposita presso l’organismo una domanda di arbitrato, la cui procedura può durare al massimo 6 mesi. Se la parte chiamata non si presenta neanche innanzi all’arbitro, il giudizio viene svolto in contumacia e definito anche in solo 2 mesi. A conclusione, viene depositato il lodo arbitrale con valore di titolo esecutivo.
Oltre all’istituzionalizzazione della clausola multistep, tra le altre proposte che la commissione presenterà al ministro figurano: l’affermazione definitiva dell’obbligatorietà della mediazione civile; l’estensione delle materie oggetto della obbligatorietà e la previsione di maggiori incentivi per chi ricorre all’istituto.

Fonte: Mediazione: liti chiuse in 8 mesi con la clausola multistep
(www.StudioCataldi.it)

Primo incontro e improcedibilità della domanda: la mediazione deve essere effettiva

=> Trib. Rimini, 16 luglio 2014

Qualora le parti si siano limitate a rifiutare di iniziare la procedura dopo la mera illustrazione da parte del mediatore della “funzione e modalità di svolgimento della mediazione”, la mediazione non è stata intrapresa effettivamente e, quindi, dove procedersi a mediazione effettiva, a pena dell’improcedibilità della domanda ex art. 5,2° comma D.Lgs. n. 28/2010.

Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 54/2014
(www.osservatoriomediazionecivile.blogspot.com)

La partecipazione personale alla mediazione delle parti è imperativa: altrimenti la domanda è dichiarata improcedibile

Il Tribunale di Vasto ritiene obbligatoria la presenza delle parti al procedimento di mediazione, indipendentemente se sia stato instaurato su iniziativa delle stesse oppure su ordine del Giudice

E’ fatto noto che “liti condominiali” sono assoggettate all’esperimento del tentativo di mediazione, che costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziaria. Sullo sfondo del diritto immobiliare e/o reale (e non solo), vi sono poi controversie che, seppure non vincolate preliminarmente dallo svolgimento del Procedimento, vengono comunque rimesse avanti al mediatore su ordine del Giudice (art. 5, comma II, D.Lgvo 28/10).

Orbene: in entrambi i casi è necessario che le parti partecipino personalmente al “tavolo”. La condizione di procedibilità prefissata dalla legge o dal giudice non viene quindi ritenuta soddisfatta nel caso in cui, a fronte del mancato raggiungimento dell’accordo, le parti abbiano preso parte al procedimento solamente a mezzo del proprio procuratore. Da non perdere: Mediazione: chi si rifiuta paga il doppio delle spese.

L’ultima Sentenza in ordine di tempo che statuisce sul merito dell’assunto è quella del Tribunale di Vasto adottata in data 09 marzo 2015.

Seguiamo l’iter argomentativo addotto. Le disposizioni di cui all’art. 8 del D.Lgs. n. 28/2010 (come modificato dalla legge n. 98/2013), lette alla luce del contesto europeo nel quale si collocano (cfr. in particolare, direttiva comunitaria 2008/52/CE) impongono – così premette il decidente – di ritenere che l’ordine del giudice è da ritenersi osservato soltanto in caso di presenza della parte (o di un di lei delegato), accompagnata dal difensore e non anche in caso di comparsa del solo difensore, anche quale delegato della parte (a meno che, bene inteso, il procuratore non siastato investito di poteri sostanziali).

Nella mediazione è fondamentale – continua la Sentenza – la percezione delle emozioni nei conflitti e lo sviluppo di rapporti empatici ed è, pertanto, indispensabile un contatto diretto tra il mediatore e le persone parti del conflitto, senza il filtro dei difensori (che comunque assistono la parte).

Il principale significato della mediazione, d’altronde,è quello di rendere le parti autrici del loro destino “…per una nuova centratura della giustizia, rispetto ad una cultura che le considera ‘poco capaci’ e, magari a fini protettivi, le pone ai margini”.

In buona sostanza, secondo il Tribunale abruzzese, non è pensabile applicare analogicamente alla mediazione le norme che, ‘nel processo’, consentono alla parte di farsi rappresentare dal difensore o le norme sulla rappresentanza negli atti negoziali.

Gli oneri del mediatore. Il soggetto istituzionalmente preposto ad esercitare funzioni di verifica e di garanzia della puntuale osservanza delle condizioni di regolare espletamento della procedura conciliativa è, per l’appunto, il mediatore.

Spetterà a questi, allora, vetrificare il rispetto delle condizioni di procedibilità, richiedendo, se del caso, ai procuratori delle parti di aggiornare la seduta ad altra onde consentire ai rispettivi assistiti di potervi prendere parte personalmente.

Per contro, il Giudice ha il potere di dichiarare improcedibili le domande giudiziarie formulate dalle partiai sensi dell’art. 5, comma 2, D. Lgs. n. 28/10 nel caso in cui l’esito della mediazione sia infruttuoso a causa della rispettiva mancata partecipazione personale, già in sede di primo incontro.

Conclusione.Il Tribunale adito ha ritenuto non percorribile l’alternativa soluzione di assegnare alle parti un nuovo termine per la reiterazione della procedura di mediazione, essendo questa già stata definita.

La sentenza in commento argomenta che il Giudice è in grado, a norma dell’articolo 5, comma 1 bis, del D.lgvo 28/10, di concedere alle parti un nuovo per l’espletamento del tentativo di mediazione soltanto nel caso in cui rilevi che il procedimento sia iniziato ma non ancora concluso.

Ora, siccome nel caso in specie, la mediazione tempestivamente introdotta è stata definita con un provvedimento finale, ancorché adottato in violazione delle prescrizioni che regolano il suo corretto espletamento, sono stati ritenuti sussistenti i presupposti sostanziali per dichiarare l’improcedibilità dell’azione giudiziaria con la compensazione delle spese di lite.

Fonte http://www.condominioweb.com/obbligatoria-la-presenza-delle-parti-al-procedimento-di-mediazione.11721#ixzz4I6bmzSWC
www.condominioweb.com

Condannato il condominio che non si presenta in mediazione, anche se non è obbligatoria

Il Condominio che non si presenta in mediazione, seppur invitato dalla parte attrice, anche se la materia della mediazione non compare tra quelle obbligatorie, può essere condannato al pagamento di danni alla stessa parte attrice con la motivazione di aver ostacolato una risoluzione più semplice, veloce ed economica della controversia in oggetto. È quanto ha recentemente deliberato il Tribunale di Milano con una sentenza emessa il 21 luglio (Giudice dott.ssa Ilaria Gentile).

Nel caso specifico il Condominio non si era presentato al primo incontro informativo programmatico, ma attraverso un avvocato di fiducia aveva fatto sapere di aver ricevuto una notifica errata. Il legale aveva inoltre comunicato che il condominio stava provvedendo a saldare una parte del debito richiesto dalla parte attrice (una ditta di installazione di apparecchiature per il riscaldamento). Successivamente si era comunque arrivati ad un nuovo incontro (dopo una nuova convocazione), ma la collaborazione da parte del Condominio, attraverso il suo amministratore, a detta del Giudice in questa sentenza, è stata minima se non nulla.

A questo punto la società che aveva avviato la mediazione ha richiesto al giudice il risarcimento delle spese legali effettuate (onorari degli avvocati e compensi dell’Icaf). La richiesta si basa sull’ex art.1224 co.2 c.c. per il cosiddetto “maggior danno”. Il Giudice, infine, ha accolto la richiesta, sottolineando come in questo caso la procedura di mediazione risultasse assolutamente adeguata, anche se facoltativa e non obbligatoria. Il risultato è stato la condanna del Condominio al pagamento del maggior danno, per non aver contribuito a risolvere la controversia nella maniera più comoda, veloce ed economica per entrambe le parti. Per cui le spese per i lavori di installazione degli impianti di riscaldamento, che già dovevano essere pagate alla parte attrice, si sommano al pagamento del risarcimento dei danni, anche economici.

Fonte: www.concilialex.it

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